CHESS
                                                                                                 INTRODUZIONE ALLA FRANCESE

Inizio '800. Viviamo agli albori della teoria delle aperture, imperversano i giochi aperti in cui la virulenta attività dei pezzi bianchi non ha ancora incontrato i mezzi adeguati per evitare i pericoli di spettacolari sacrifici e di attacchi travolgenti. È percepita la necessità di nuove strategie per porvi freno, e l'attenzione è rivolta alla diagonale a2-g8 la quale, occupata e dominata dall'Alfiere bianco che da 'c4' prende in mira la casa 'f7' particolarmente vulnerabile perché difesa dal solo Re nero.
Nasce così l'idea di costruire una difesa per mezzo di un vero e proprio muro di Pedoni 'e6-d5' sulla diagonale d'attacco tanto cara al Bianco. Con questa impostazione il Nero rispetta al tempo stesso il principio sia della limitazione dell'attività dei pezzi bianchi, sia quello del controllo del centro. È vero che in compenso egli dà al Bianco la possibilità di guadagnare spazio nel centro dopo 1.e4 e6 2.d4 d5 con e4-e5 ma, come lo spiega Yänisch già nel 1842, il Nero a sua volta ottiene l'obiettivo di crearsi un controgioco attaccando la catena 'd4-e5' alla base con c7-c5 e alla punta con f7-f6; successivamente, con l'apertura delle colonne 'c' ed 'f' si aprono interessanti possibilità tattico-strategiche.
Per il Nero rimane il problema del suo Alfiere campochiaro, condannato a soffrire di mancanza di spazi aperti per entrare in gioco, il Pedone nero in 'e6' blocca la diagonale 'c8-h3. Quindi il giuoco ruota intorno alle strategie contrapposte dell'assunzione da parte del Nero di una certa passività in cambio di solidità, e di sfruttamento di gioco più attivo di pezzi che si fanno valere grazie al vantaggio di spazio. La discussione fra i sostenitori della difesa e dei partigiani dei giochi aperti, che si sentivano traditi da una concezione del gioco che, invece di accettare battaglia in campo aperto si limita al contropiede, era accesissima. Si sono sentite parole di attacco che rasentavano l'isterismo - come, per esempio quelle di un giovane e brillante Maestro ungherese Charousek che dichiarò: "Sterminerò la Difesa Francese". Charousek, forse anche per la sua morte prematura non ebbe la possibilità vedere quanto la Difesa Francese fosse vitale; a tutt'oggi essa è viva e vegeta.
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