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È una notizia non notizia. L'avevo scritto forse un annetto fa, quanto gli schermi televisivi erano invase da belle, intelligenti e giovani ragazze mussulmane che sfoggiavano i loro hijab e si presentavano come orgogliose rappresentanti della loro religione. Riuscivano dare risposte e spiegazioni sulla vita, sui diritti delle donne mussulmane e cercavano di convincerci che hanno condizioni di vita per nulla peggiori delle loro compagne occidentali. Assistevamo, grazie alla compiacenza delle élites dei poteri culturali del nostro paese, a un dumping propagandistico che avrebbe avuto costi altissimi di promozione.
Poi, a un certo punto, sono sparite le ragazze. Sarebbe interessante saperne il perché.
Ma ecco lo scritto che forse ha anch'esso contribuito alla sospensione della campagna propagandistica:

"Sullo schermo televisivo un chat. Non importa quale, tanto su tutti è spesso presente una quindicina di belle ragazze, sedute in doppia fila. Sedute calme, sono silenziose tutte, ad eccezione di due o tre che intervengono parlando con un perfetto o quasi perfetto italiano. Perché sono lì?
Sono invitate da conduttori acquiescenti al programma governativo di integrazione degli immigrati o comunque già naturalizzati mussulmani. Le ragazze sono vestite di hijab - la veste femminile mussulmana che poco differisce dalla veste monacale - il soggolo - della monaca di Monza (v. l’immagine) - che lascia scoperto solo l'ovale del volto, con il resto che rimane nascosto sotto la tunica che arriva fin giù a coprire anche i piedini.
Quelle che parlano dicono che si sentono integrate con noi italiani. Peccato che il loro comportamento e il loro aspetto esteriore tradisce che non è così, e nemmeno il presentare una di loro, seduta alla sinistra delle altre vestita e pettinata alla occidentale, riesce a elimiare il dubbio che si tratta solo di un’abile mossa di public relations.
Non rinunciano alla loro fede e si fanno forti della Costituzione italiana che garantisce la libertà di culto. Quando si fa loro qualche domanda delicata su norme di condotta obligatorie in base alla legge fondamentale dell’Isla – la Sharià – e sul trattamento delle loro correligionarie che subiscono trattementi di fronte ai quali le nostre donne non possono che inorridire, le risposte sono evasive, talvolte farcite con la domanda: “Ma lei ha letto il Corano?” alla quale se, per caso è presente lo studioso che risponde sì, l’ho letto, c’è la risorsa del conduttore che interrompe con la scusa della pubblicità non rinviabile che permette, alla ripresa, di cambiare argomento.
Non gliene importa un fico secco che donne maritate con mussulmani che vivono in Italia sono rinchiuse a chiave in casa dai mariti che vietano loro persino di imparare la lingua nostra e di leggere i nostri giornali. In mezzo ci sono padri che ammazzano la figlia che s’innamora di un ragazzo cristiano, l’ammazza in nome di Allah e della Sharià che lo autorizza a farlo. Non basta declamare pubblicamente che sono integrate se continuano a comportarsi e a vestire da mussulmane, e pretendere – anzi, non lo pretendono affatto! - di essere considerate donne come le nostre. Val la pena anche di ricordare che sempre più spesso dai loro pulpiti si fa strada la locuzione che sostituise la parola “integrazione” con “interazione” che, a cercarne il significato, è tutt’altro che integrazione di uno che viene da fuori con quelli che vivono dentro. Ne è il contrario: loro agiscono, esercitano azione, per integrare noi con loro.
Condanano con parole di fuoco le attrocità terroristiche che non sono mai commesse da mussulmani veri, ma da chissà quali compagni di fede che interpretano male i dettami della loro religione. Ma non sia mai che facciano atto di distinguo: mantengono loro maniera di ostentazione di essere mussulmane. Il che è già sufficiente per sconfessare la voglia parolaia di integrazione.
Vivono in mezzo a noi, aspettano il marito ovviamente mussulmano, per sniaccarci 4-5 figli in nome della causa di una conquista dell’Italia e dell’Europa; per una conquista che non richiederà nemmeno un colpo di fucile."
MUSSULMANE
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